
venerdì 29 gennaio 2010
La Preghiera del Padre Nostro.

sabato 16 gennaio 2010
La Presenza di Maria nella mia vita "Sintesi"
Cenacolo Mariano
La “ Presenza di Maria nella mia anima”
Nota introduttiva di fr. Luciano
Oggi vogliamo parlare con l’aiuto di alcune “Testimonianze” come percepire la Sua presenz
a nella nostra anima, liberata da ogni forma di schiavitù del nostro vivere per noi stessi e per una vuota gratificazione del nostro fare.
Iniziamo a dire, sempre in linee generali, che e difficile spiegare con concetti accessibili di
re cosa prova veramente un’anima che vive Maria in se.
Maria non è soltanto la Madre mistica, che mi rigenera in Cristo facendo di me un membro del corpo mistico di Gesù, ma si sperimenta un qualcosa di molto più profondo e intimo in quelle anime che vivono lo Spirito di Maria e della sua presenza, non è un semplice devozionalismo o esibizionismo, ma è un vero e proprio incarnarsi e nutrirsi di Lei sotto i pie
di del Maestro, non dimentichiamo che e stata la prima discepola a seguirlo nell’umiltà e nascondimento.
Non si tratta certo di una presenza materiale e corporale di Maria, quale era possibile durante la sua vita. Ma l’esperienza mariana di cui parlano le fonti, è tutta spirituale. Presenza quindi spirituale. Prima di tutto c’è l’opera della grazia. Per stare nello stato di grazia occorre la docilità di ascolto, apertura di cuore, disponibilità ad accogliere la Parola.
Per concludere questa piccola introduzione diamo la parola ha un gran mariologo nostro confratello P. Ragazzini, che spiega: <
La Madonna, prima di agire in me, quindi di essermi presente come Corredentrice, Mediatrice, come Dispensatrice di grazie, diventa mia mamma e a suo modo, spiega P. Severino, è presente in me come mia mamma. Come mia mamma, mia ha dato la vita, la vita sopranaturale, la quale che mi è comunicata anche dalla sua pienezza di Madre :<
Concludiamo dicendo che e significativa la constatazione che più un’anima cresce in grazia, più si sente intima la presenza di Maria come sua Madre. Qui ci possiamo domandarci: Fino a che punto la Madonna è legata alla vita della grazia nella mia anima
sabato 9 gennaio 2010
Non c'è amore più grande che.....

Meditazione sulla lavanda dei piedi
Non c’è brano più bello e significativo di questo.
In questo brano si rivela chi è Gesù, ed il suo amore per noi.
Nella lavanda dei piedi a confronto degli altri evangelisti, l’evangelista Giovanni presenta l’istituzione dell’Eucarestia, a differenza dell’ultima cena, che in Giovanni non viene rappresentata, non c’è nel vangelo, ma e descritta nella lavanda dei piedi, non c’è la benedizione del pane e del vino, non ci dobbiamo dimenticare che l’Eucarestia e servizio, ringraziamento, dono per gli altri, e non poteva essere descritta meglio della lavanda dei piedi, e un andare incontro altro, farsi prossimo spontaneamente, l’Eucarestia viene narrata nella lavanda attraverso il servizio, il boccone a Giuda, che poi lì lava anche i piedi, con il perdono, perché Dio ama fino in fondo, fino alla fine con amore gratuito.
La lavanda dei piedi è il piegarsi sull’uomo del Signore, qui c’è la vera glorificazione del figlio e del Padre, la lavanda dei piedi non è una umiliazione o abbassamento o un mettersi sotto i piedi degli uomini, ma è un servire regale, questo è il vero scopo di Gesù, servire gli uomini, è l’umiltà di Dio che si fa servizio, che proviene dall’infinito amore verso gli uomini; qui Gesù si presenta e lo conferma di essere lui il Signore e Maestro, ma si presenta sotto la presenza di servitore; (La lavanda dei piedi nell’Antico testamento, in Israele non era un segno di disprezzo era si riservato al servo, ma era un segno di accoglienza, di rispetto, di cura, i piedi servono per camminare, seguire la via, poi si ci lavava i piedi perché erano pieni di polvere, non c’erano le scarpe, al massimo una specie di sandali), è importante capire che la lavanda dei piedi come l’ istituzione dell’Eucarestia, si intravede la glorificazione del Signore, non soltanto nei miracoli e nei prodigi che ha compiuto durante la sua vita, ma la sua più alta glorificazione è proprio la croce, e sulla croce che Gesù ha glorificato il Padre, l’apice della glorificazione e quella essere crocifisso, la vera natura di Gesù e il servire l’uomo, quanto ci viene chiesto di testimoniare la vita in Cristo troviamo sempre una scappatoia, siamo tutti come Pietro, “io ti seguirò fino in fondo”, ma al momento della prova cosa dice “io non conosco quell’uomo”, ma e proprio cosi noi quando siamo presi in un clima di fervore, di entusiasmo, di forte emozione siamo capaci di fare tutto, come Erode che si fece incantare dalla figlia di Erodiade e gli promise tutto, al momento della richiesta si turbò, è come può capitare durante gli esercizi spirituali, lì siamo capaci di fare tutto ma poi una volta finiti cosa succede? Gesù dice io vi ho dato l’esempio, chi vuole seguire Gesù deve essere il servo di tutti, si deve spogliare di se stesso, ecco il significato che si tolse le vesti e si cinge il grembiule, e la spogliazione di se stesso, cosi come sulla croce spogliato di tutto, e per fare questo dobbiamo passare proprio per il venerdì santo, per essere uomini nuovi risorti con Cristo a vita nuova, Francesco ci ha dato un esempio mirabile del suo rinnegare se stesso, andare incontro al lebbroso e lavargli i piedi, curare le ferite, forse non fa anche Gesù cosi con noi? Francesco con la lavanda dei piedi al lebbroso simboleggia proprio l’uomo nuovo, l’uomo che ama ogni fratello, l’uomo che oltre agli schemi del pensiero umano, è l’amore che ha scoperto amando Dio, che lo ama al di sopra di ogni altra cosa, che lo spinge ad andare incontro al fratello; invece noi siamo radicati nelle nostre passioni, nelle nostre logiche, non vogliamo staccarci da questi, invece l’uomo nuovo, la lavanda dei piedi, questo vuol significare andare verso l’altro con amore disinteressato, che non si condiziona per il suo stato e stile di vita, non è facile credetemi fare questo, Gesù che ci dice “Non c’è amore più grande di questo dare la vita per i propri amici”, è l’amore di Dio che ci nutre e ci travolge a fare queste scelte, e il risultato di una vita spesa solo ed esclusivamente per Dio, che ci fa donare con la propria vita per il fratello.
È in questo contesto che ci viene dato il comandamento nuovo, “Amatevi come io ho amato voi”, con quale amore ci ha amati Gesù? Io penso non riusciamo a pensare con quale grado di amore ci abbia potuto amare, perché il suo amore oltrepassa ogni confine, attraversa ogni logica, spalanca le porte di ogni cuore indurito, e quello che siamo chiamati a fare anche noi, andare incontro all’altro. Come possiamo concretizzare questo comandamento? Come attuarlo nella nostra povera vita? Ne saremo capaci di dare tanto amore come il Signore ha amato a noi? Non è facile, ma è possibile! Si può mettere in atto, nel difendere la vita, allontanare i propri interessi, eliminare l’odio, l’invidia, lo scandalo, come si attua nel essere costruttori di pace, ambasciatori di misericordia, donando il perdono reciproco, avere gesti caritatevoli, essere in soccorso al prossimo facendosi difensori, tutto questo e rinchiuso in questo testamento che ci ha lasciato Gesù, nella lavanda dei piedi, dandoci l’esempio e il comandamento di amarci con amore scambievole.
C’è lo conceda per intercessione della beata Maria vergine, eletta dal Padre celeste,che ci insegni Lei ad amare e a saperci donare attraverso la sua scuola di umiltà, di silenzio e di amore. Amen.
Fr. Luciano M.
giovedì 7 gennaio 2010
La Vita Spirituale
L’uomo spirituale.
Parlare di spiritualità è innanzi tutto parlare dell’uomo spirituale varrebbe a dire l’uomo nuovo, cioè l’uomo rigenerato in Cristo che vive in Cristo.
L’uomo spirituale è, dunque, un tipo di uomo che non vive secondo la carne ma secondo lo spirito. Carne non vogliamo intendere il corpo, ma vuol indicare un modo totale non solo di essere uomo ma di vivere. Quindi un modo di : ragionare, di scegliere, di decidere, di comportarsi ecc…
Dire uomo spirituale significa dire un tipo di uomo e una fenomenologia.
La spiritualità ha un collegamento all’uomo spirituale e che direttamente dice a questa figura e a questa esperienza.
Ad esempio parlare di spiritualità francescana, ispirarsi a quel tipo di uomo spirituale qual stato Francesco divenendo propria esperienza, cioè vale a dire prendere il suo modo di vivere e di agire e assimilarlo alla propria esperienza e che la vogliono condividerla.
Sarebbe sbagliato partire dai francescani come istituzione per parlare di spiritualità francescana. Bisogna partire dall’uomo spirituale che fu Francesco, per capire il valore permanete nel quale ognuno di noi può trovarsi e ripartire e reinterpretare il proprio cammino spirituale.
L’uomo spirituale è l’uomo della libertà interiore, della libertà spirituale.
L’uomo, concretamente, non è un’entità, un’essenza, ma è situato tra Antico
Invece l’uomo Nuovo
La conversione diventa un’ atteggiamento spirituale che non è mai di un momento, ma di tutta una vita,è un itinerario senza fine, un camminare continuo, che va dall’Antico
L’uomo spirituale è l’uomo che vive delle virtù teologali, fede, speranza e carità.
L’uomo spirituale è l’uomo che vive in rapporto con la verità nella volontà di dimorarvi, di sapere la verità, il bene la giustizia, , in riferimento a una oggettività che non è riconosciuta come estranea, ma come principio di libertà. Cioè tutto ciò ci fa capire che l’uomo spirituale che vive la fede è colui che crede realmente ciò che Cristo è veramente qual figlio di Dio e lo professa con tutta la sua vita.
La fede di la forza di dire : questo e illusorio, , se non è vero secondo Gesù Cristo è la da la forza, la pace, l’ubbidienza è da il coraggio di dire: prendo i lineamenti di Cristo, Via, Verità e Vita. Questa, in fondo, e l’esperienza della fede. Questa è la grazia della fede.
L’esperienza monastica,, cosi centrato sulla Lection Divina, è un esempio più chiaro di questo modo di costruire l’uomo di fede. Abitare nella parola. Vuol dire vivere il rapporto soggettivo-oggettivo. Uomo- Cristo. Identificarsi con Cristo, la sequela,, l’imitazione di Cristo che traducono in atto , con formule diverse, l’atteggiamento fondamentale e tipico dell’uomo di fede.
L’uomo
Allora l’uomo nuovo e speranza, l’uomo spirituale è speranza, esprime, vive, testimonia speranza. È già speranza, perché è un inizio che è garanzia del compimento.
L’uomo Spirituale è anche secondo carità. È colui al quale è comandato di amare come Cristo.
Non si tratta semplicemente di essere uomini per gli altri, ma di essere per gli altri come Cristo. Insomma non è possibile realizzare il Vangelo se non si e spinti ad incarnare e rassomigliare fino a interpretare la vita nella donazione di se stessi sull’esempio di Cristo che ha dato la sua vita per noi.
In principio non sta il comandamento, ma la carità che diventa la legge del cristiano. Infatti , la legge del cristiano è la carità e questo perché, prima di tutto, non c’è il comandamento, ma il dono.
Infine si può definire l’uomo spirituale, situato tra <
Non possiamo dimenticare che la croce vera del cristiano è precisamente la croce dell’essere discepolo.
L’ascesi cristiana o è dolce, cioè piena di dolcezza perché vissuta nel primato della grazia, o non è cristiana.
sabato 2 gennaio 2010
L'umiltà
In che consiste l’umiltà?
Come possiamo attingere a questa grande virtù che a volte ci sembra cosi difficile da praticare anche se vediamo nei santi che la descrivono in maniera da poterla praticarla in un atteggiamento più o meno facile, ma ardua ai nostri occhi?
Percorriamo in maniera sintetica come la descrivono alcuni santi e come si distingue la vera umiltà di cuore, e l’umiltà della vanagloria.
Partiamo dai cinque gradi di umiltà di san Francesco di Sales:
Ä Il Primo Grado Dell’umiltà è:
la conoscenza di sé: che consiste nel conoscere le nostre povertà e miserie, ma non solo conoscerle ma anche riconoscerle c’è differenza fra queste, e cosa da poca fermarsi a conoscere solamente.
Ä Secondo Grado è proprio:
il riconoscere che significa dire e manifestare pubblicamente, ma va fatto sinceramente, non solo a parole, come si usa fare, a volte si ci comporta da falsi umili mentre si e gratificati quando ci lodano.
Ä Il Terzo Grado è:
di ammettere e confessare la nostra pochezza e obbiezione quando lo scoprono gli altri: cioè che diciamo con convinzione che siamo un buon a nulla, ma se c’è lo dicono la prendiamo a male, invece, lì dobbiamo dare ragione per essere un buon grado.
Ä Il Quarto Grado è:
amare il disprezzo e rallegrarsi quando veniamo abbassati e umiliati: dobbiamo essere convinti di questo e contenti.
Ä Il Quinto Grado:
è il più perfetto, ed il più alto grado di umiltà, non soltanto amare il disprezzo, ma desiderarlo, cercarlo e compiacersi per amore di Dio, e sono beati quelli che arrivano a questo livello.
Vediamo anche come un padre del deserto DORETEO dI GAZA come distingue le varie forme che ci possono essere dell’umiltà:
Dice Doroteo: due sono i tipi di umiltà, come anche due sono quelli della superbia.
Il primo genere di superbia è:
quando uno disprezzo e rende un nulla il fratello, e si ritiene superiore ad essi. Qui c’è il pericolo che sé non vigila subito su se stesso, succede che i suoi successi li reputa a se stesso ed esclude Dio, cosi giunge al secondo genere di superbia che si insuperbisce contro Dio.
Poi c’è una superbia mondana e una monastica.
F La prima è: quando si insuperbisce contro il fratello per le sue qualità o virtù;
F La seconda quella monastica è: quella vanagloria per quei sacrifici che fa come il digiuno o le veglie.
Accade pure che ci si umili per la gloria.
Dice Doroteo che se vogliamo essere superbi siamo superbi per le cose monastiche e non mondane.
Vediamo le due specie di umiltà:
F La prima consiste: nel considerare il proprio fratello più intelligente di noi stessi;
F La seconda è: di ascrivere tutti i successi a Dio.
Questa e l’ umiltà perfetta dei santi che nasce naturalmente dal cuore nel praticare i comandamenti.
Chiaramente dopo che Doroteo che ci ha illuminati sulle varie specie di umiltà ci avviniamo a comprenderla che cos’è questa umiltà e ci serviamo di un altro grande padre del deserto Giovanni Climaco, nella sua opera intitolata “LA SCALA”, Giovanni dice che chi lo vorrebbe spiegarlo a parole sembrerebbe difficile perché l’argomento e di grande intensità, quando alcuni di loro si radunarono per parlare su cosa vorrebbe dire umiltà ogni uno disse la sua, ma Giovanni non era soddisfatto delle risposte e cosi formulo la seguente definizione:
“L’umiltà è una grazia che si riceve nell’anima e di cui nessuno conosce il nome se non coloro che ne hanno fatto esperienza”; è il nome di Dio che e un suo dono: imparate da me - dice infatti- non da un angelo né da un uomo, cioè da me dalla mia inabitazione, dalla mia illuminazione e la mia energia presenti dentro di voi, poiché sono mite e umile di cuore, di pensiero e di spirito, e troverete ristoro dalle lotte e dai pensieri, per le vostre anime.
Arriviamo alla conclusione e vediamo l’importanza dell’umiltà e ci facciamo aiutare da Kolbe, che la descrive come fondamento necessario per ogni virtù, non si stancherà mai p. Kolbe di dire che l’umiltà sta alla base del progresso spirituale, nella lettera ai confratelli del Mungenzai no Sono dice: “Solo conoscendo meglio noi stessi, il nostro niente, e le n
ostre debolezze, possiamo disprezzare realmente noi stessi e desiderare che gli altri ci trattino come meritiamo”.
Per p. Kolbe l’umiltà e la conoscenza di noi stessi, più ci rendiamo conto di quel che
siamo, non che ci dobbiamo buttare ma rivolgere lo sguardo di gratitudine a Dio per tutto ciò che operiamo, per non dire l’esempio mirabile di frate Francesco che dell’umiltà ne fa uno stile di vita, infatti quanto dice che e il più vile di tutti ed il più piccolo di tutti, non lo dice per vanagloria ma lo dice convinto che veramente si sente piccolo, Francesco dice una grande verità, “l’uomo tanto vale davanti a Dio e niente più”, ecco i santi che più ci si avvicinano a Dio più ci si sentono indegni e peccatore; l’umiltà si incarna quando abbassiamo le difese del proprio “Io” e aumentiamo l’amore di Dio, e il desiderio di non essere nessuno per far regnare Dio nella nostra volontà, e non la nostra volontà che regna in noi.
Dice san Paolo : << Io diminuire e lui crescere>>.
venerdì 1 gennaio 2010
Chi ha fame e sete della Parola di Dio vieni e seguimi!

Chi ha fame e sete della Parola di Dio vieni e seguimi!
IL COMANDAMENTO PIÙ GRANDE: AMA IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO.
Questo comandamento che ci viene proposto, perché Dio alla fine ci lascia sempre liberi di agire, non ci obbliga con forza a seguirlo, ma ci invita a seguirlo facendoci intravedere le realtà future del suo regno.
Perciò la sequela a Cristo, povero e crocifisso, si adempia nella gratuità e nell’amore reciproco, nella disponibilità generosa a distaccarci dalle vane cose del mondo.
Torniamo al nostro brano .
Gesù afferma con forza il primato dell’amore. L’amore vero, quello gratuito e senza interessi, puro e autentico, esiste solo se è libero e spontaneo, amare e l’andare incontro all’altro gratuitamente senza preconcetti. L’amore cresce e si sviluppa solo se cerca nuovi spazi: con l’ascolto, l’affetto, la meditazione, l’accoglienza, il farsi prossimo. Ecco qual è il maggior comandamento, quello prioritario.
Per sé il primato su ogni cosa dovrebbe spettare all’amore di Dio come Creatore e fonte di ogni bene, intenso come risposta a quell’amore originario e fondamentale, da cui scaturisce e in cui si placa ogni essere e ogni agire. Ma san Giovanni ci dice: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”: per lui l’amore stesso di Dio è esclusivamente mediato dall’amore del prossimo. Perciò siamo chiamati a intravedere, anche se a volte e difficile a vedere l’amore di Dio attraverso il prossimo
specialmente in quelle situazioni difficili.
Uno può amare solo se è amato. Altrimenti non sa che cos’è l’amore; ignora anche il presupposto dell’amore, che è quello di amare se stessi. Infatti ci si può amare solo se si sente oggetto di amore. Amare se stessi è la cosa più difficile: suppone di sentirsi amati incondizionatamente . perciò l’amore si misura dal proprio amarsi, come ci si ama cosi si riversa sull’altro.
Amarsi, accertarsi, donarsi, non e facile, amarsi presuppone di doversi accettarsi con i propri limiti, le proprie povertà, non nascondersi dietro a false apparenze, riconoscersi piccolo dinanzi a Dio, chiede di camminare insieme a.., ma chiede ancor più di accettare l’altro con la sua diversità, senza preconcetti, non aggredirlo, certo non e facile specialmente se ci sono state offese o rifiuti o danni gravi che portano ad allontanarli, ma bisogna amarli ugualmente, anche se non ci sono più rapporti.
Gesù inoltre ci ha mostrato in modo concreto e umano in che cosa consiste l’amor
e e come si realizza: nel servizio fedele ai fratelli fino alla morte, facendo agli altri tutto quanto vuoi che gli altri facciano a te. (cf. Mt. 7,12).
Perché l’amore e Dio. E in Dio termina anche l’amore del prossimo, che fa tornare l’uomo al suo principio, l’amore.

Lasciamoci conquistare dall’amore infinito di Dio, che ci plasma a immagine e somiglianza di lui, lasciamo tutte quelle cose che ci allontanano dal vero bene, attacchiamoci invece alla potenza della carità fraterna vincolo di santità e di giustizia, superando ogni diversità, ogni tribolazione, immergiamoci nell’oceano della miseri
cordia infinita di Dio.
Vi do un comandamento nuovo: <<>>.
Fr. Luciano
giovedì 31 dicembre 2009
Dio é amore!
SULL’AMORE DI DIO VERSO GLI UOMINI
relatore
fr. Luciano M.
DIO È AMORE
Come hanno fatto i santi ad amare cosi profondamente Dio da non lasciarlo più, anzi ad avere una esigenza di amarlo, cioè non fare altro che amarlo, in ogni momento e in ogni situazione e in tutto, ma proprio tutto, nelle gioie e nelle sofferenze, eppure tutti sono passati attraverso momenti di buio, di silenzio, di solitudine e di abbandono, dove la loro unica speranza sembrava persa o illusoria, infatti in un certo modo Dio fa cosi, all’inizio ti senti cosi affascinato, cosi innamorato, che quasi ti scoppia il cuore, non desideri altro che quello, lo stare con Gesù, il vivere e morire con Lui, non guardi neanche alle difficoltà, alle rinunzie, perché ormai sei invaso da questa terribile scossa “d’amore”, ed e proprio l’amore di Dio in te stesso, che ti ha fulminato, che sembra che devi vivere solo per lui, nei fratelli, specialmente nei più poveri, a chi soffre, per sperimentare la misericordia, l’amore, il prendersi cura, che quasi ti invita a sposarti con lui, ma dopo per chi si dona con tutto se stesso, sembra che tutto stia scomparendo, quell’amore iniziale stia perdendo colpi, sembrano che tutte le sofferenze e i crolli vengono su di te, e invece bisogna convincersi che ormai Dio ha invaso il tuo cuore, vive in te in una armonia meravigliosa, anche se tutto questo non si sente, ma ormai tu sei di Cristo sei sposato con lui, hai dato la tua vita a lui e sei sua proprietà, è Lui ti ha sposato sulla via della croce, morendo per te, cosi come tu vuoi morire per lui, ma più ti avvicini a lui più sembra che il mondo ti odia, più ti riconosci un niente più l’amore di Dio ti penetra, più ti senti povero, più ti senti ricco della sua grazia, più ti senti un peccatore più senti che sei il figlio prodigo che il padre ti accoglie teneramente in Lui, ma vediamo più in profondità perché i santi sono folli di amore per Dio.
Nelle meditazioni di sant’Alfonso de’ Liguori è riportata una bellissima catechesi di come Dio ci ama, la prima lettera di san Giovanni afferma che Dio è amore, e con quale amore ci ama e di quale amore ci dobbiamo amare; Come l’amore di Colui che ci ha donato la vita è ci ha redenti con la vita del Suo unico figlio Gesù Cristo nostro Signore, né vogliamo trarre spunto per il nostro incontro.
Dice sant’Alfonso: che tutta la santità e la perfezione di un’anima consiste nell’amare nostro Signore Gesù Cristo.
Sono verissime queste parole di s. Alfonso perché la nostra unica metà come cristiani e figli di Dio è proprio di amare con tutto il cuore, con tutta la mente, e con tutte le forze, Dio unico e sommo bene, come troviamo nella preghiera di ringraziamento nella Regola non Bollata (cf. FF.69) frate Francesco, ma anche come osserva san Francesco di Sales che: << Alcuni fanno consistere la perfezione, cioè quello di amare con se stesso, con l’austerità di vita, con lunghe orazioni, con la frequenza dei sacramenti o far elemosina. Anche se poi bisogna interpretarlo bene questa affermazione che dice san Francesco, perché tutto e importante ma fatto in maniera equilibrata con una motivazione ben salda, certo non è solo quello o tutto quello Ma si sbagliano -- continua s. Francesco-, la perfezione consiste: nell’amare Dio con tutto il cuore.
E’ chi ama Dio in questo modo senza troppe austerità dice san Francesco, e stesso l’amore che insegna a non fare mai nulla che possa rattristare Dio.
Il Dio che ci ama, ci ama di un amore infinito, sant’Alfonso riprende una frase del profeta Geremia, come Dio ci ha amati fin dall’eternità: << Ti ho amato con amore eterno>> (Ger 31,3); quindi già da quando il mondo non esisteva ancora già nei pensieri di Dio ci amava, poi una prova concreta del suo amore e l’incarnazione di suo Figlio, e sempre Dio che prende iniziative verso l’uomo, ci ama di un amore singolare, uno per uno, santa Agnese disse a chi la voleva in sposa che già aveva chi l’amava di un amore eterno fin dall’eternità e non ha voluto amare altri che il suo amato sposo Gesù Cristo, prendendo sempre spunto da sant’ Alfonso, dice: che Dio non si è accontentato di darci tutto ciò che ha creato, afferma che non lì basta a Dio tutto ciò.
“Egli è arrivato a darci il proprio Figlio vedendoci immersi nelle tenebre del peccato, come troviamo scritto nella lettera agli Efesini di san Paolo: << per il troppo amore con in quale ci amati, da morti che eravamo per i peccati, Dio ci ha fatti rivivere in Cristo>>(Ef. 2,4-5 Vg)”.
Vediamo cosi il modo in cui anche il Figlio che ha nutrito e ancora nutre un immenso amore per noi, ci ha Amati di un amore al punto di dare la propria vita: “non c’è amore più grande che dare la propria vita”(cf. Gv 15,12), troviamo nel vangelo di Giovanni, e ci ha dato la sua vita ma non in un maniera semplice e senza sofferenza, anzi si è offerto volontariamente nella più nobile e gloriosa morte affrontando le sofferenze più atroci senza risparmiarsi, << Umiliando se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce>>, troviamo scritto in san Paolo nella lettera ai Filippesi (Fil. 2,8) .
Troviamo in una mistica inglese Giuliana di Norwich, come Dio ci avvolge nella sua infinita bontà, racconta che: “Dio ci tiene come avvolti in un abito e Lui ci stringe teneramente che non ci può lasciare mai…; cosi come la carne nella pelle, le ossa nella carne e il cuore nel petto, cosi noi, anima e corpo, siamo avvolti e racchiusi nella bontà di Dio, e continua a dire, che la nostra anima è amata dall’Altissimo in un modo così speciale che supera la conoscenza di ogni creatura”.
Percepite allora che Dio ci ama veramente, nonostante il nostro modo di essere, magari anche se stiamo lontani da lui, ho siamo arrabbiati o altro con Lui, ma Lui ci ama indistintamente uno per uno, con lo stesso amore, magari siamo noi che non riusciamo sentirlo, ma a volte neanche vogliamo sentirlo, perché ci potrebbe chiedere qualcosa superiore o di stravolgente in noi come: il donare, il perdono, la misericordia, l’amore vicendevole, ma proprio perché facciamo governare in noi, è per primo sono io che e più peccatore di voi sicuramente, che fa privilegiare il proprio “Io” e non riesce ad andare oltre, ad amare di quel amore incondizionato perché ha paura di donarsi e non guardare i pregiudizi di come lo possono giudicare, guardate i disastri che può fare la cattiveria umana, il peccato, come ad esempio le guerre i disordini, gli omicidi e i suicidi e via dicendo, ma ugualmente Dio ci ama, specialmente se ci pentiamo del male che commettiamo, delle infedeltà, certo non facciamo gli omicidi, non ammazziamo a nessuno, ma a volte con gli atteggiamenti ho con il pensiero, troviamo scritto nel Libro della Sapienza (Sap. 1,11) : << Guardatevi pertanto da un vano mormorare, preservate la lingua dalla maldicenza, perché neppure una parola segreta sarà senza effetto, una bocca menzognera uccide l’anima>>.
Noi non c’è ne accorgiamo perché nella sua grande bontà ci lascia liberi di agire e di fare, ma dipende sempre da noi se vogliamo far spazio a Dio o alla nostra “giustizia”, e vero anche che è Dio che prende sempre iniziative sugli uomini, e non gli uomini verso Dio, se non dopo aver fatto esperienza di Lui, ma proprio perché ci ama; ma prendiamo un altro esempio dell’amore di Dio di un frate Domenicano Dominique Lacordaire, che scrive che Dio è la fonte di ogni bontà e dice: “Della virtù della bontà che non tiene conto dell’interesse, non aspetta la spinta del dovere e si abbassa a qualsiasi genere trovi”, cosi la bontà di Dio, Dio è l’unico che agisce con tutta gratuità perché non ha interessi, ma continua il Domenicano dicendo che è con il solo fine di soddisfare la propria bontà comunicando la vita, che opera Dio.
Un altro mirabile evento di questo amore di Dio e quello di manifestarci l’amore nel suo figlio Gesù, il Dio uomo che è venuto tra noi ha parlato con noi.
L’amore di Dio si manifesta nella sua amicizia con l’uomo, con tutte le nostre debolezze o infedeltà, ad esempio, mentre le più care amicizie si possono turbare, Dio per mezzo del Figlio non guarda questo, non si turba delle nostre imperfezioni, ma lo si può perdere, dice il p. Dominique, “all’uscita dell’infanzia, perché non lo si e conosciuti che per mezzo degli altri, o sulle ginocchia della madre”.
Ricordo che quando ero piccolo io, era la nonna che ci radunava e pregavamo insieme, come si aveva l'abitudine prima il raccogliersi per stare quel pezzettino di tempo con Gesù, ed era bello, ora purtroppo queste belle cose si stanno perdendosi, forse per le tante cose che vorremo fare, per primo io è chiaro, ma torniamo al discorso di prima, dicevamo che si può perdere Dio perché non né facciamo esperienza diretta con lui, ma una volta che diviene nostro frutto, frutto della nostra esperienza e della nostra maturità, niente ne turba in più in noi, le nostre certezze. Sostituisce ciò che in noi in ogni giorno ci impoverisce e si raffredda.
Questa e anche l’esperienza dei santi quando hanno fatto esperienza dell’amore di Dio che mai più lo hanno lasciato e hanno combattuto fino all’ultimo, prima interiormente e poi per farlo conoscere anche esteriormente l’amore travolgente di Dio.
Vogliamo portare a termine questo incontro sull’immagine di Francesco di Assisi, su come ha compreso l’amore di Dio verso di lui, come si e manifestato in lui, in un primo momento attraverso il Lebbroso che lui Francesco faceva resistenza ad intravederlo e lo rifiutava, poi ha riconosciuto in essi il Dio che lo voleva abbracciare, poi con il dono dei fratelli che Egli lì dono, l’esigenza di amare in maniera incondizionata, di spendersi tutto per il suo Creatore, questa è l’esperienza di chi fa esperienza profonda di Dio, ha conosciuto veramente Dio, e non con poche difficoltà e sofferenze, per se e per l’umanità, lui si è disprezzato si è umiliato si e reso piccolo e neutro di fronte a Dio, ecco che Dio ha potuto lavorare su di lui rendendolo il serafino del suo amore, grazie anche alla sua spogliazione totale di sé, della sua volontà, del suo annientamento, tutto questo e scaturito dall’incontro amorevole con Dio, come noi possiamo arrivare a tutto questo, certo non avremmo le stimmate come san Francesco, ma possiamo essere collaboratori suoi, facendoci coinvolgere dalle Sacre Scritture, approfondendo i testi del Vangelo, che non sono un qualcosa di più che non possiamo vivere, la Bibbia i Vangeli possiamo viverli, certo però che dobbiamo prima lasciare le nostre povertà e riconoscerle, i nostri ragionamenti, lasciare il nostro modo di vedere e di giudicare, facendosi invece illuminare dalla Parola di Dio, facendola scrutare dentro di noi, magari violentandola o facendosi violentare dalla stessa Parola, usando un termine forte, qua mi sembra quasi inutile fare mansione di tanti santi, ma solo un piccolo accenno vorrei fare ad un santo della nostra epoca, san Massimiliano Kolbe, che nelle sue Preghiere e nei suoi Scritti compare sempre la parola: “ Non la mia volontà ma quella di Dio attraverso l’Immacolata”, la Via sicura che ci porta a conoscere Gesù e con Gesù il Padre.
Lui, kolbe supplicava sempre che non fosse la sua volontà che operasse ma quella dell’Immacolata; aveva quasi paura della sua volontà perché poteva rattristare quella di Dio.
Ciò che colpisce nei santi e il modo in cui hanno sperimentato ogni parola della Bibbia, come hanno creduto e in un certo modo come si sono immedesimati in quelle parole e come le hanno vissuto, proprio come fosse stato iddio stesso a dirle, anche noi se meditiamo intensamente la Parola della Bibbia e ci lasciamo andare, ci lasciamo trasportare, anche lontano dalla realtà che a volteci sembra travolgere, ma penso che a volte c’è bisogno di tutto questo, perché a volte ci facciamo cosi talmente coinvolgere, nonostante tutto il nostro amore e adesione che portiamo per Cristo, colui che ha donato la sua vita per la nostra felicità, ci sembra difficile che tutto questo sia possibile, se volete sapere chi erano i mistici in pochi soldoni, senza sminuire l’importanza e la teologia, i mistici erano persone concrete, reali, seri, persone con i piedi saldi, ma con il cuore e la testa rivolti sempre a Dio, insomma non erano superuomini o che altro che sappia, anche noi possiamo apprendere da questo avere il cuore pieno di Dio, gratuito, generoso, lasciando perdere la malinconia, la tristezza, la rabbia, viviamo il comandamento dell’amore, l’unico da custodire gelosamente perché ci è stato consegnato direttamente da Gesù poco prima di morire.
“Se non possiamo imitare l’amore di Gesù fino a dare il nostro corpo in cibo ai fratelli, possiamo però imitarlo nel donare ad essi la nostra amorevole assistenza e non solo nelle cose facili, ma anche in quelle difficili e ripugnanti. Il Maestro che lava i piedi ai suoi Apostoli c’insegna fin dove dobbiamo abbassarci per prestare servizio al nostro prossimo, anche al più umile ed abbietto” .(dal libro INTIMITA’ DIVINA di p. Gabriele)
martedì 29 dicembre 2009
La preghiera!

Riflessioni sulla preghiera
SPUNTI DI RIFLESSIONE SUL SENSO DELLA PREGHIERA
La preghiera deve essere il nostro nutrimento spirituale, se non capiamo il suo significato, cioè lo stare dinanzi al Signore non arriveremo mai a sentire in noi la necessita della preghiera, il bisogno di pregare, di dialogare con Dio, è la preghiera che ci rende capaci di dialogare con Lui e ci rende fratelli tra noi, e la preghiera che ci nutre, senza la preghiera siamo polvere, quel che facciamo e solo fumo, anche “se realizziamo opere d’arte tutto finisce lì”, invece la preghiera e continuità, se non sappiamo pregare non ci dobbiamo spaventare, prendiamo la Bibbia e incominciamo a leggerla, sarà la Bibbia ad insegnarci a pregare e con quale parole ci possiamo rivolgerci a Dio per mezzo di Gesù, dei profeti e salmisti, ci insegna il modo di come stare dinanzi a Dio, poi stesso la Bibbia ci dirà quali sono i frutti della preghiera, quei frutti che ci fanno sorridere il cuore, essere sereni, sperare in esse, la preghiera non e solo il rosario o altro, ma la nostra vita deve essere preghiera vivente, ricordate Kolbe, noi siamo preghiera perché siamo stati redenti dalla grande preghiera di Gesù sulla croce, le formule di preghiera che facciamo ci aiutano ad entrare il quel clima di contemplazione per stare dinanzi a Dio, faccia a faccia, cuore a cuore con Dio.
Il Metropolita Anthony Bloomm dice: “che La preghiera è ricerca di Dio, incontro con Dio,e andare oltre quest’incontro nella comunione”.
La preghiera nasce dalla scoperta delle profondità dell’essere, non solo siamo circondati dal visibile ma anche e specialmente dall’invisibile.
“Un incontro è vero solo quando sono vere le persone che si incontrano”. L’incontro e reso ancora più intimo e autentico quando c’è sincerità e onesta tra le persone, noi facciamo fatica essere sinceri, ci creiamo il Dio dei pensieri non quello di Gesù, il Padre.
Voglio concludere con questo proposito per iniziare a pregare in maniera umile, “il punto di partenza, se vogliamo pregare , è e deve essere la certezza che siamo peccatori bisognosi di essere salvati”, che siamo lontani da Lui e che non possiamo stare senza di Lui e ne vivere senza il suo amore, quello che possiamo dargli e il nostro desiderio di essere degni di essere accolti da lui dal nostro pentimento, ma questo non deve diventare pesante non ci deve deprimere, insomma per dirla in breve dobbiamo essere onesti e sincere con noi stessi. Abbiamo cercato di dire alcune linee fondamentali sulla preghiera, ma non sono che alcune gocce in un oceano ricco di amore verso Dio, ora vediamo di andare un oltre e scendere più in profondità, cosa si realizza nella preghiera?
L’evangelo ci insegna che il regno di Dio e dentro di noi. Se vuoi cercare Dio, prima cercalo dentro di te e poi lo troverai nei fratelli, se non riusciamo a trovarlo dentro alle nostre tenebre, nella nostra interiorità, difficilmente lo troveremo al di fuori, perciò bisogna cercare Dio attraverso il cuore. Abbiamo detto che la preghiera e ricerca di Dio, e un andare incontro a Dio, ma se non conosciamo il nostro “io” come possiamo andargli incontro?
L’incontro fra Dio e noi nella orazione continua, la preghiera incessante, parte sempre dal silenzio. Ma dobbiamo distinguere due tipi di silenzio: “quello nostro”, quello interiore, esternamente sembra che tutto tace, ma se entriamo nel nostro mondo interno ci sembra un terremoto in continua agitazione, non e facile fare silenzio dentro di noi, faremo il silenzio quando porteremo il nostro “io” al di fuori di noi stessi, “poi c’è il silenzio di Dio”, che come tanti santi hanno potuto sperimentare, la notte oscura, ti ritrovi a vivere il venerdì santo, dove ti sentirai solo e abbandonato da tutti, e il silenzio più duro da accettare, Dio che non mi risponde. Ma un incontro non acquista spessore e pienezza se le due parti che si convergono non diventino capaci di tacere l’una con l’altra, fino a quanto abbiamo bisogno di prove certe o di segno o azione, non raggiungiamo ancora quella profondità e pienezza che tanto vogliamo raggiungere. Va molto più in profondità quel silenzio intimo in cui troviamo Dio, finche non facciamo esperienza di deserto, noi soli con la parola che ci deve penetrare fino nell’interiorità profonda, non vivremo il silenzio interiore.
Dio deve stare sempre al centro della nostra attenzione, il nostro raccoglimento può essere falsificato in vari modi. Ad esempio quando siamo in preghiera silenziosa e raccolta e preghiamo per qualcosa che ci preoccupa ci sembra che tutto converga in un'unica preghiera, ma non è vero, perché al centro della preghiera non c’è Dio ma attenzione è su l’oggetto della mia preghiera. Perché Dio conosce fin troppo bene i nostri pensieri, invece quando siamo coinvolti emotivamente e nessun pensiero si intromette e pensiamo che stiamo dinanzi al Verbo Incarnato e attraverso di Lui il Padre si accorgeremo che c’è tutto un calore particolare in noi, ma questo non vuol dire che non dobbiamo pregare per gli altri o per noi, questo vuol far capire come un pensiero su un bisogno ci tiene lontani da Dio.
Concludiamo questo piccolo tuffo nell’oceano della preghiera con Giovanni Climaco, che dice “che se uno pensa veramente e sente con profondo sentimento del cuore, di trovarsi alla presenza di Dio mentre e in preghiera resterà immobile come una colonna, e nessuno dei demoni potrà prendersi gioco di lui”. Infine concludo dicendo che la preghiera è vita, armonia, gioia, l’uomo di preghiera e l’uomo pieno di vita con la voglia di vivere e di stare con gli altri, neanche la sofferenza lo fermerà, perché interiormente e pieno di vitalità, Kolbe negli ultimi giorni della sua vita cosa lo rendeva sereno, dopo aver sofferto la fame, la sete,il dolore di tanti, è la fiducia della preghiera e l’abbandono in essa che gli dava sicurezza e serenità nell’accettare quei momenti di crudeli sofferenze, la Vergine ci conceda anche a noi l’arte della preghiera affinché non siamo confusi nell’ora della sofferenza.
Fr. Luciano M