sabato 16 ottobre 2010
Le Fonti Francescane
Conoscere le Fonti Francescane e conoscere e amare Francesco di Assisi, vi invito a fare questo viaggio con le fonti, ad amarle e ascoltarle. Buon Viaggio
da fr. Luciano
martedì 31 agosto 2010
San Giuseppe da Copertino "protettore degli studenti"
18 SETTEMBRE
San Giuseppe da Copertino protettore particolare degli studenti
Ogni 18 del mese vi aspettiamo nella nostra Chiesa di san Francesco di Assisi a Benevento per celebrare il Mistero dell'amore di Dio, l'Eucarestia per tutti i studenti. Non Mancate!
San Giuseppe da Copertino nacque in una stalla, come Gesù e come Francesco di Assisi, il 17 giugno del 1603. La troppa bontà di Felice Desa, suo padre, e le troppe sigurtà da lui firmate (le attuali cambiali) per amici bisognosi ma poco fidati, avevano gettata la famiglia nella miseria e il padre a fuggire gli sbirri rifugiandosi nelle Chiese.Come giunse al Sacerdozio è un mistero della grazia di Dio e della sua tenacia. Le notti intere passava nello studio, dopo la giornata di lavoro, pur di riuscire a leggere e a scrivere. Il profitto non era soddisfacente, ma ciò a cui valse fu un ritorno sui suoi passi dello zio Franceschino che cominciava ad aprire gli occhi su le virtù del suo nipote.Il Vescovo di Nardò mons. De Franchis gli conferì gli Ordini Minori nella sua cappella privata e il Diaconato il 20 marzo dell’anno stesso. Due volte superò l’esame prodigiosamente, per intercessione della «Mamma sua». Nel primo esame il chierico Giuseppe avrebbe dovuto leggere, cantare e spiegare un brano dell’Evangeliario. Una notte di preghiera e poi la gioia. Fu interrogato precisamente sul brano che aveva imparato a memoria. L’altra volta si mise in coda e attese. il Vescovo esaminatore di fronte alla scienza dei primi si fidò di tutti. Giuseppe pianse di commozione. Il 28 marzo 1628 fu consacrato sacerdote.Nelle tre camerette adattate per lui, visse sei anni e tre mesi, in lieta conversazione con i suoi fratelli di religione. Poche persone ricevette premunite di permessi e di firme. Non visitò il Convento e la Chiesa che una sola volta e di notte. Nell’orticello adiacente al suo oratorio non scese che poche volte, timoroso di essere osservato dalle abitazioni circostanti. Nel corridoio e nelle stanze dei frati non entrò che per visitare i confratelli ammalati. Eppure la sua anima piena di Dio non conteneva la gioia. Confessava di non essersi trovato bene in nessun posto come in Osimo. Le estasi, i voli, i rapimenti si ripetevano al solo nome di Gesù e Maria. La Messa non durava meno di due ore, rapito come era dal mistero d’amore del suo Dio. Ma ormai l’«asinello» iniziava la salita dell’ultimo monte. Cantava: «Gesù, Gesù, Gesù, / deh,, tirami lassù; / lassù in paradiso / ché là godrò il bel viso; / là ti potrò più amare / e con gli Angeli lodare».
Forse non è facile oggi aver credito tra i ragazzi, proponendo un santo "patrono degli studenti e degli esaminandi".
Il clima secolarizzato che tira ha fatto piazza pulita delle pratiche devozionali e della fede nella Provvidenza. C'è sempre il sospetto di favorire la passività e la pigrizia.
Nella giovinezza di San Giuseppe da Copertino c'è dello straordinario nel modo in cui egli superò gli esami per accedere al diaconato e al sacerdozio.
Il santo attribuì il successo alla Vergine di cui egli fu teneramente devoto. Ma è evidente che il cielo volle premiare l'impegno e la diligenza del giovane fra Giuseppe Desa.
Egli più incline all'intuizione pratica dovette lottare molto nello studio nel quale tuttavia si impegnò con costante sforzo. Per questo San Giuseppe è invocato come "patrono degli studenti". Ma non è una delega in bianco nè una scappatoia per i ragazzi pigri e indolenti! Certo che gli esami sono sempre unpericulum.
Così che la diligenza nello studio, l'ingegno più sveglio, l'intelligenza più vivace non sono sufficienti per un buon esame. La superbia e l'autosufficienza possono offuscare la mente; l'emozione e il timore possono provocare improvvisa amnesia; le domande a sorpresa possono sconvolgere lo studente più preparato.
In tali frangenti l'invocazione dell'aiuto divino - tramite l'intercessione di San Giuseppe da Copertino - esprime fiducia in Dio Padre provvidente, umiltà di creatura bisognosa di sostegno, serena coscienza di aver compiuto il proprio dovere.
Il ricorso al santo non fomenta quindi il disimpegno nello studio; al contrario è un libero abbandono nelle mani di Dio.
mercoledì 28 luglio 2010
La preghiera!
Pregare ???
Pregare significa ascoltare Dio che ci parla.
Pregare significa imparare ad ascoltare.
Pregare significa scoprire che Dio ci ama.
Pregare è allo stesso tempo: ascolto del Signore,
mettersi a sua disposizione, lode e azione di grazie, slancio finale, domanda fiduciosa.
Pregare significa accogliere in noi lo Spirito.
Pregare significa lasciarsi rinnovare da Dio.
Pregare significa presentarsi a Dio completamente liberi,
abbandonarsi a lui, pronti a ricevere ogni cosa da lui e dagli uomini.
Pregare significa entrare in relazione con il Dio vivente.
Pregare significa tendere l'orecchio e sforzarsi di percepire
il messaggio di Dio.
Pregare significa impegnarsi totalmente.
Pregare significa credere che in fondo alla strada c'é la luce.
Pregare significa ascoltare Dio che ci parla.
Pregare significa imparare ad ascoltare.
Pregare significa scoprire che Dio ci ama.
Pregare è allo stesso tempo: ascolto del Signore,
mettersi a sua disposizione, lode e azione di grazie, slancio finale, domanda fiduciosa.
Pregare significa accogliere in noi lo Spirito.
Pregare significa lasciarsi rinnovare da Dio.
Pregare significa presentarsi a Dio completamente liberi,
abbandonarsi a lui, pronti a ricevere ogni cosa da lui e dagli uomini.
Pregare significa entrare in relazione con il Dio vivente.
Pregare significa tendere l'orecchio e sforzarsi di percepire
il messaggio di Dio.
Pregare significa impegnarsi totalmente.
Pregare significa credere che in fondo alla strada c'é la luce.
"Venite e vedete" Disse Gesù agli apostoli...
Meditazione sul passo biblico "Venite e vedete"
Ci viene fatto un’invito da Gesù, quando i discepoli gli dicono “dove abiti maestro”, e Gesù gli disse: “venite e vedete”, la seguela oltre ad essere una scelta libera e coraggiosa, deve anche essere fiduciosa, abbandonarsi nella sua volontà, l’invito ad andare, a camminare lasciando i proprio progetti e ad imbarcarsi sulla nave della vita, guardare avanti a fare progetti con Dio, stare giorno dopo giorno alla ricerca di Dio, è anche in un certo modo entusiasmante e curioso questo invito, dovremo avere un cuore da bambino semplice e puro, pieno di curiosità, per andare a fare questa esperienza, questo incontro.
Il passo di Giovanni descrive un’esperienza umana estremamente semplice, ma che è anche una delle più grandi che noi possiamo fare: l’esperienza di un incontro.
Due persone, di una è detto il nome mentre dell’altro si tace: è un po’ uso dell’Evangelista Giovanni di non dire il suo nome; dunque Andrea e Giovanni incontrano un’altra persona: Gesù. Questo incontro consiste in una compagnia fra tre persone: esso viene descritto come un “andare e vedere” dove lui abitava, e “fermarsi” presso di lui.
Il brano del Vangelo ci dice che la fede è un incontro della mia persona con Gesù Cristo.
Quindi abbiamo trovato la risposta alla domanda “che cosa significa credere?”: credere significa incontrare Gesù Cristo; l’atto di fede, nel suo contenuto più forte e più intenso, è un incontro con Gesù Cristo.
Che cosa accade in una persona quando incontra Gesù Cristo? Leggendo il brano di Giovanni si nota subito che l’incontro di Giovanni e Andrea con Gesù accade perché c’è una persona che lo rende possibile: Giovanni il Battista. E’ lui che dice loro “Eccolo, è lui, l’Agnello di Dio”, ossia è lui che ci salva.
Quando un incontro è unico? Cosa vuole dire che un incontro è unico?
Se domani mattina, quando comincia il servizio degli autobus, non si presenta uno degli autisti perché é ammalato, cosa fa il responsabile del turno? Lo sostituisce con un altro perché il servizio deve essere assicurato.
Voi avete una ragazza alla quale volete benissimo e le dite: “Domani ci vediamo in piazza Duomo”. Ma se questa non viene cosa fate ? La sostituite con un’altra? No! Nessuno può prendere il suo posto.
L’incontro é dunque unico quando si hanno due fattori:
- quando é unica, assolutamente unica, la persona che incontro: nessuno può sostituirla, è qualcuno di così straordinariamente irripetibile che non può esserci nessun altro al suo posto;
- quando c’è una perfetta corrispondenza fra ciò che il mio cuore attende con un desiderio ultimo e questa persona che incontro.
Gesù ci offre di fare una esperienza, come dire volete vedere dove abito, venite a fare una esperienza, cioè Gesù è di poche parole, offre la concretezza, “vieni”, “guarda” e poi rifletti e annunci ciò che hai sperimentato, ciò che hai vissuto, certo la proposta di gesù e unica non è come tante altri incontri che si fanno a volte anche giusto per far piacere, e da quella esperienza che nasce la gioia di stare con il Signore e rimanere con lui, è chiaro che Seguire Gesù c’è bisogno di abbandonare i remi dalla nostra barca e remare insieme con quelli della barca degli apostoli, non bisogna cercare se stessi ma cercare ciò che piace a Dio, cercare se stessi vorrebbe dire riconoscere tutta la sua capacità di sapere fare le cose con la propria capacità e non con l’aiuto di Dio, invece cercare Dio vorrebbe dire il saper riconoscere i doni che mi da per le capacità che posso avere, che devono avere come scopo la salvezza delle anime, e no la prorpia gratificazione.
Francesco e l’esempio più bello in questo modo, Francesco non ha mai cercato se stesso, ma accettato l’eseprienza che gli ha fatto Gesù, “vieni e vedrai” cose più grandi, Francesco a rinunciato a tutto per cercare dove abitava Gesù è lo ha trovato.
Dove colleghiamo Maria in questa ottica, potremmo dire che Maria la madre di Gesù e stata la prima ad andare dietro a Gesù, a seguirlo a vederlo, li è anche costato vederlo morire, Maria ha fatto l’esperienza concreta di che significa seguire Gesù, l’incontro con il Bene, tutto il Bene, nasce quindi da questa esperienza d’amore che si e fatta, questo credere, questa fede di seguire Gesù deriva proprio d’averlo visto e incontrato, e fatto esperienza di lui.
venerdì 25 giugno 2010
L'angolo della preghiera del frate: Viaggio a Gerusalemme
L'angolo della preghiera del frate: Viaggio a Gerusalemme: "Il mio pellegrinaggio alla Terra Santa. Dal 16 al 22 Giugno ho fatto il mio più bel pellegrinaggio, visitare i luoghi dove ha vissuto Gesù,..."
Viaggio a Gerusalemme
Il mio pellegrinaggio alla Terra Santa.
Dal 16 al 22 Giugno ho fatto il mio più bel pellegrinaggio, visitare i luoghi dove ha vissuto Gesù, è stato molto bello ed emozionante trovarsi con quei luoghi dove più di 2000 anni fa nasceva il Figlio di Dio, camminare tra quei paesi e pensare prima di me lo ha fatto Gesù, vedere dove è nato, la mangiatoia fa comprendere tante cose, vedere la tomba vuota, il luogo del Golgota, il calvario, ti accende una forte emozione e commozione interiore, li comprendi veramente il senso di ciò che ha compiuto per ciascuno di noi, il luogo dell'ultima cena, pensare che in quelle mura al piano di sopra come ci dice l'evangelista, pensare che li ha parlato Gesù, che ha istituito il suo suo ricordo perenne, si e consegnato con il pane e il vino, corpo e sangue suo, stare nel luogo dove ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padre, veniva quasi il brivido sulla pelle, immaginare di ascoltare la sua fragrante e dolce voce il quel luogo che diceva "Quando pregate pregato cosi: Padre nostro.....", non ci sono parole per descrivere ciò che si prova, salire sul monte delle beatitudini, dove ha insegnato la via che conduce al paradiso, bagnarsi nel lago Giordano dove ha ricevuto il suo battessimo, dove anche noi abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali, visitare il Getsemani, dove ha pregato al Padre, "Sia fatta la non la mia , ma la tua volontà...", passare nell'orto degli Ulivi e immaginarsi la scena dell'arresto, chissà se non c'eravamo anche noi tra quei soldati con il nostro orgoglio, stare nella prigione e intravedere ancora nei muri i segni della flagellazione, chissà anche noi quante le abbiamo date e le diamo ogni qualvolta che cadiamo nel male del peccato, stare sotto le scale che portavano Gesù al Pretorio e dire a morte, stare ai piedi della croce, probabilmente anche noi saremo scappati come tanti suoi discepoli, non e facile guardate dire al momento della prova eccomi, è poi per chi crede veramente ecco la tomba vuota, la Resurrezione "Non è tra i morti ma tra i vivi...", coraggio allora se per amore di Dio dobbiamo attraversare momenti buii o di tribolazione, Cristo a vinto la morte! Coraggio allora aprite, anzi spalancate le porte al Re della Gloria Cristo Via, Verità e Vita. Il Signore vi benedica! Pace e bene. lunedì 7 giugno 2010
Il dono dell'Eucarestia.
Il dono del Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù
Carissimi amici un saluto di pace e di ogni consolazione nel Signore Gesù, Via Verità e Vita, oggi abbiamo celebrato la solennità del corpo e sangue di nostro Signore, questa solennità richiama ad alcune cose molto essenziali, il pane e il vino che noi vediamo consacrare su quell'Altare, mistero d'amore e vincolo di unità che ci unisce, certo capire il significato di quel sacrificio che si compie su quell'altare non basterebbero libri per comprenderlo nel profondo, ma una cosa e certa, li c'è tutto l'amore che ci dona Dio Padre, la donazione totale e gratuita del Figlio che si carne attraverso un pezzo di pane, nutrimento essenziale per noi, all'amore a questo sacramento dell'Eucarestia ci dovrebbe far commuovere ogni qualvolta che scende su quell'altare, far sentire in noi quel brivido, quell'emozione da farci sciogliere il cuore in lacrime, togliere ogni tipo di maschere, di ipocrisie, farci riconoscere la nostra umanità, la nostra fragilità, la piccolezza della nostra povertà interiore, perchè solamente quando riusciamo a riconoscerci bisognosi di quel pane, abbiamo necessità di quel pane, e sappiamo che senza quel pane che diventa corpo sacrosanto di Gesù, che non possiamo fare a meno di lui e riconosciamo in Lui la nostra vita e forza di andare avanti nella strada della vita , dove pietre e sassi ci ostacolano per l'incontro verso di te, sappiamo che le pietre e i sassi cosa sono nella nostra vita, perciò e importante sapersi guardare dentro, di cosa abbiamo bisogno, cosa vorremo, perchè anche se ci conosciamo cerchiamo di andare sempre dalla parte che non vorremo andare, ci facciamo trascinare troppo dal nostro istinto o pensieri che abbiamo, i santi conquistati da questo grande mistero non si staccavano mai nel contemplarlo, si facevano conquistare fino all'intimità da questo grande dono, anche noi vogliamo chiedere al Signore con tutta umiltà, di farci conquistare, di farci innamorare perdutamente, perderci in questo oceano di amore, di essere noi eucarestia per gli altri, donarci totalmente, e gratuitamente al servizio del prossimo, siamo stati lavati e rigenerati in quel preziosissimo Sangue, costato sofferenze e umiliazioni, percosse e tribolazioni, come ricambiare tutto ciò, certo mio caro e amato Signore, tu non vorresti mai che noi soffriamo in tal modo, ma vuoi solo che ti sappiamo amare, testimoniarti e imitarti, portarti nel cuore e nella mente, perchè sono bastate quelle di tuo figlio, ma non è cosi semplice farlo come tu sai, ma dolce e misericordioso Gesù noi vorremo con tutto il cuore seguirti nella maniera più totale e gratuita che esiste, ma il nostro io ci tiene legati, come fare Signore, vieni in nostro soccorso e rialzaci, noi confidiamo in Te, confidiamo in Te, amiamo Te, viviamo in te, crediamo in Te, ci affidiamo a Maria tua Madre e nostra, che ci insegni la via che conduce a Te che sei tutta la nostra ricchezza, non ci lasciare rotolare tra le nostre piaghe ma aiutaci ad uscire alla luce, quella luce che ci rischiara dalle nostre bramosità terrene, che ci rende schiavi di inutili egoismi, aiutaci Signore a sare con te e vivere in Te. Amen. Fr. Luciano piccolo e e povero fraticello del Signore.
lunedì 24 maggio 2010
Ciao Marco
Ciao Marco
Non si può dimenticare di un testimone dell'amore misericordioso di Dio attraverso un esemplare ragazzo come Marco, sempre pronto e attento a tutti, con il sorriso che ti rasserena e ti da pace anche quando non ne hai. Fr. Luciano
sabato 17 aprile 2010
Come fare la Lection Divina
Lectio Divina
Schema per una preghiera aderente alla Parola di Dio
* Il significato letterale 'Lectio' (la lettura)
ANALISI GRAMMATICALE - E' l'attenzione alle parole in senso grammaticale: scoprire il verbo (è la forma più importante), i sostantivi, gli avverbi, l'etimologia delle parole, dove sono messe, ecc.
ANALISI LOGICA - Trovare la consequenzialità dei vari termini, chi fa l'azione, chi la riceve, ecc.
ANALISI DEL PERIODO - Verificare quale è la frase principale e le subordinate, le frasi accidentali ecc.
ANALISI DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE E RICERCA SEMANTICA - Fermarsi sul verbo tentando di capirlo bene, trovando i sinonimi, analizzandone la radice, usando tutti i modi che possediamo per intenderlo bene. Fermarsi sul soggetto e sui complementi della frase.
ANALISI DELLA STRUTTURA - Vedere come è costruito il brano, la dinamica che esiste in esso. Se ha un andamento tipo Introduzione-Parte centrale-Conclusione o un andamento di tipo catechetico o floreale o con inizio pregnante, ecc. Tutto ciò si facilita se facciamo una lettura corsiva della Bibbia come humus della Lectio Divina.
ANALISI DELLE PAROLE E FRASI SECONDARIE - Anche le parole e le frasi secondarie ci portano a completare il senso di tutto il testo.
* L'approfondimento del senso 'Meditatio' (la meditazione)
FASE DELLA RACCOLTA - (Come la formica) Si tratta di fermare i significati migliori trovati nella lectio in modo che ci portino ad altri brani e raccogliere così un senso più profondo e più ampio del testo su cui stiamo pregando.
FASE DELLA ELABORAZIONE (RUMINATIO) - (Come l'ape) E' la fusione di tutti gli elementi che ora sono in nostro possesso, lasciando alla Grazia di Dio e alla viva forza della Parola di penetrare in noi e dare la sua luce. La Parola diventa Sacramento il quale agisce per sé stesso.
FASE DEL CONFRONTO PERSONALE - Confrontare la Parola e i suoi contenuti di luce con la nostra situazione. Dovrebbe avvenire quasi inconsapevolmente perché dove vi è molta luce lì si creano ombre forti. E' la fase del discernimento.
* La nascita della preghiera 'Oratio' (la preghiera)
Assume diverse forme:
Assume diverse forme:
PREGHIERA DI PENTIMENTO (ORATIO COMPUNCTIONIS) - Accorgersi della lontananza che c'è tra noi e Dio, senso di dolore, di pentimento per le nostre ingratitudini, captazione della situazione di peccato.
PREGHIERA DI RICHIESTA (ORATIO PETITIONIS) - Anche in una globale fedeltà ci accorgiamo della nostra inadeguatezza per cui nasce il desiderio della domanda di grazia per migliorare.
PREGHIERA DI RENDIMENTO DI GRAZIE (ORATIO EUCHARISTICA) - Quando si coglie che la nostra vita è comunque stata diretta da Qualcuno che ci ha supportato e quando siamo caduti ha cambiato la caduta in momento di salvezza.
PREGHIERA DI LODE (ORATIO LAUDATIVA) - E' la dimensione quasi infantile dell'accoglienza della Parola di Dio che ci fa dire semplicemente: 'Come è bello!', ed in questo vi sono i sentimenti di lode, di ringraziamento, di richiesta, di compunzione tutti fusi in un atteggiamento di lode.
* La fioritura dei sensi nuovi 'Contemplatio' (la contemplazione)
CONTEMPLAZIONE COME RITORNO AL PARADISO - E' il godimento di Dio in noi senza altre cose; è un'immersione nel Creatore da parte della creatura che sente di appartenerGli totalmente; è un po’ come un ritorno al seno materno. (Questo tipo di contemplazione rischia di dimenticare il mondo e gli altri anch'essi creature di Dio).
CONTEMPLAZIONE COME IRRUZIONE DEL DIVINO NELLA STORIA - (Cum-templum = stare con il tempio; io e il divino) Essere capaci di sentire, vivere le situazioni della vita come espressione di Dio nella mia storia, nei fatti e nelle cose.
CONTEMPLAZIONE COME VISIONE NELLA STORIA DI CRISTO MORTO E RISORTO - E' la capacità di leggere e vivere la storia e la propria storia nel mistero della morte e risurrezione di Cristo.
CONTEMPLAZIONE COME UOMO NUOVO E UOMO EVANGELIZZATORE - Vivere la novità dell'uomo pervaso dallo Spirito di Dio capace di fecondità divina e quindi evangelizzatore con la parola e le opere.
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